Q2 - Azione Meridionalista

Promotore dell'iniziativa: Giancarlo Chiari
Data di Costituzione: 28 ottobre 2021
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QUESTIONE MERIDIONALE (2)
 
di Giancarlo Chiari
 
Una delle piaghe della Questione Italiana chiamata Questione Meridionale è il fenomeno dell’emigrazione che nell’immaginario collettivo nazionale è sempre stato ricondotto alla condizione di povertà delle popolazioni meridionali che non potendo vivere in una Italia molto concorrenziale erano costrette ad emigrare verso Paesi lontani, principalmente nei vari decenni che si susseguirono, verso Stati Uniti, America del Sud, Europa ed Australia. Ma guardando la Storia con occhi revisionisti scopriamo che il fenomeno dell’emigrazione nel meridione era assolutamente sconosciuto prima dell’Unità d’Italia. Anzi il Sud era terreno di immigrazione principalmente nella capitale Napoli ma non solo, in quanto la rivoluzione industriale, ben interpretata dai “napolitani”, così erano chiamati gli abitanti del Regno, aveva consentito la costruzione delle Officine di Pietrarsa nel 1845 che producevano locomotive a vapore e carrozze che venivano poi vendute anche all’estero e per estero intendo anche il Regno di Sardegna che ne era sprovvisto, la Fiat arrivò in quel territorio solo una cinquantina di anni dopo. Evidentemente questi investimenti fatti con l’obiettivo di cavalcare l’onda della prima rivoluzione industriale spingevano inglesi, tedeschi, austriaci ed altri europei dell’epoca e non solo  a venire nel meridione d’Italia per raggiungere i propri obiettivi economici e di vita in un luogo notoriamente famoso per il clima e la disponibilità della gente. Ma quando poi, dopo l’Unità d’Italia, una intera economia fu distrutta per gli interessi di un’altra parte del Paese che conquistò con la forza ed una guerra non dichiarata i ricchi territori meridionali, la diaspora degli Ex napolitani inizio a produrre i suoi effetti che sono oggi sotto gli occhi di tutti. Ma chi erano i primi emigranti, persone che con la valigia di cartone mantenuta integra con lo spago andavano a inondare di povertà il mondo? Ebbene no, questo stereotipo mentale consolidato nell’immaginario collettivo da decine di film che direttamente o indirettamente si occupavano dell’argomento non fa giustizia ai primi emigranti che elegantemente vestiti e con valigie di valore protette da listarelle di legno per non farle rovinare lasciavano quella che fino a pochi anni prima era la loro patria e partivano verso l’ignoto in uno stato emotivo che possiamo facilmente immaginare. Una cartina al tornasole che comprova l’enormità del fenomeno è la seguente considerazione sulla canzone napoletana. Essa viene riconosciuta a qualsiasi latitudine del pianeta come molto bella ed è oggettivamente più diffusa di quella italiana. Ma ci siamo mai domandati perché. Era essenzialmente per la sua melodia? No, io la penso in modo diverso e vi cito alcune frasi, da me scritte, nella petizione 748/2015 approvate dal Parlamento europeo su questo argomento: La canzone Napoletana è diventata così famosa nel mondo, non solo per la qualità dei suoi testi e della sua musica ma anche perché cantava il disagio e la tristezza di un popolo costretto ad emigrare nel nome di una unità che determinava l’abbandono della propria terra da parte di vaste fasce della popolazione. I popoli ospitanti prendevano atto dei racconti degli emigranti estremamente toccanti dal punto di vista umano, fatti tante volte con le lacrime agli occhi, e riconoscevano, come è legittimo aspettarsi da persone in buona fede, le ragioni degli ospiti che fino a pochi anni prima avevano espresso, come abbiamo visto, prova di grandi capacità. Quelle capacità sono state messe a disposizione dei paesi ospitanti e contribuito al loro sviluppo. (per chi ne volesse sapere di più http://www.assomarss.it/petizione-approvata.html ).Questo è quello che successe, ed ora? La Storia è importante per capire da dove veniamo ma è solo una disciplina tra le tante adottate dall’uomo. Quello che ora conta di più e dove andiamo e se, una volta che ci siamo riappropriati della nostra dignità, riallacciando i fili dove erano stati spezzati, sapremo ripartire da essa scrivendo un futuro diverso.
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