Il Treno Meridionalista - Azione Meridionalista

Promotore dell'iniziativa: Giancarlo Chiari
Data di Costituzione: 28 ottobre 2021
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Il Treno Meridionalista è partito da una stazione nel 1861, ha subito molte battute di arresto e forti rallentamenti, ha attraversato negli anni territori insanguinati, prevaricanti, ingiusti, infamanti, visto nascere luoghi comuni faziosi e determinati dall’azione di impoverimento sistematico della parte del Paese conquistato con la forza e con la forza, inizialmente fisica, gestito. Ora il treno sta iniziando a viaggiare in leggera discesa con una inclinazione sempre più favorevole, si iniziano a vedere le prime fermate anche se non si distingue bene quale sarà il capolinea. La prima è già avvenuta è si chiama: Riconoscimento delle nostre Ragioni.
 
Cenerentola ha trovato il suo principe azzurro nell’Unione europea che con la petizione 748/2015 ha dichiarato ammissibili 2 fondamentali principi:
 
•             il diritto alla revisione storica basata su fatti oggettivi: Non tutti sanno che a partire dall’anno scolastico 2018/19 alcuni libri di testo utilizzati nelle scuole riportano la resistenza delle popolazioni del meridione d’Italia come una vera e propria guerra civile etichettata come brigantaggio. Per la prima volta i sacrifici di quelli che i vincitori chiamarono Briganti vengono riconosciuti come legittimi e NON criminali. Per cortesia, non chiamateli Briganti. E non chiamatevi Briganti perché nel fare ciò assumereste la denominazione che fu oltraggiosamente imposta a persone che di criminale non avevano nulla. Quella etichetta fu affibbiata solo per giustificare una feroce e sanguinosa repressione contro una parte della società civile che si opponeva all’atroce destino che attendeva le popolazioni dell’Italia meridionale sfociato in una biblica emigrazione vero lidi più sicuri.
 
•             il diritto alla equa ripartizione dei contributi ordinari dello Stato in base alla percentuale della popolazione residente: Esiste una legge in Italia che qualcuno conosce come legge del 34% che obbliga le amministrazioni centrali dello Stato (i Ministeri) e la Presidenza del Consiglio a destinare, a titolo di contributi ordinari, quanto da loro erogato nel Paese in base alla percentuale di popolazione italiana rappresentata dalle 8 regioni dell’Italia meridionale (dato ISTAT dell’anno precedente), ad oggi pari a circa il 34% della popolazione residente in Italia ( per chi la volesse approfondire questi sono i riferimenti: art. 7 bis del decreto Mezzogiorno n. 243 del 29 dicembre 2016 convertito in legge con modificazioni nella Legge n. 18 del 27 febbraio 2017 e sue successive modificazioni nelle leggi di bilancio 2019 e 2020)
 

Ritornando alle fermate del treno la prossima che si vede è: Realizzazione di una Macroregione meridionale; la successiva dovrebbe essere: Piena Autonomia; il Capolinea potrebbe chiamarsi: Indipendenza.
 

Il treno viaggia su rotaie che vengono costruite man mano per farlo proseguire e non possiamo andare avanti senza aver costruito il tratto di rotaie successivo. Ognuno può scendere alla fermata che più gli aggrada e per lui quella sarà il Capolinea se sarà condivisa dalla maggioranza dei passeggeri che scenderebbero in massa a quella fermata rendendo inutile costruire un ulteriore tratto della ferrovia per raggiungere la fermata successiva. Il Capolinea è modificabile in funzione del peso che avremo in futuro e delle convenienze oggettive. Io per il momento vorrei arrivare alla prossima fermata con lo slogan Uniti nella Verità.
Grazie per l’attenzione.
Giancarlo Chiari
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